Costituisce esercizio dell'attività professionale di tintolavanderia l'attività dell'impresa, costituita ed operante ai sensi della legislazione vigente, che esegue ad uso industriale, commerciale e sanitario (quindi per privati cittadini, industrie esterne non di filiera, ristoranti, alberghi, ospedali, case di cura...) i trattamenti di lavanderia, pulitura chimica a secco ed umido, tintoria, smacchiatura, stireria, follatura e affini di indumenti, capi e accessori per l'abbigliamento, di capi in pelle e pelliccia, naturale e sintetica, di biancheria e tessuti per la casa, di tappeti, tappezzeria e rivestimenti per arredamento, nonché di oggetti d'uso, articoli e prodotti tessili di ogni tipo di fibra.

Restano escluse quelle lavorazioni che, seppur riconducibili alle attività di tintolavanderia, sono esercitate non autonomamente in forma di impresa ma nell'ambito di un ciclo produttivo di aziende tessili o, comunque, all’interno di uno stabilimento industriale indirizzato alla realizzazione di prodotti finali.

Nei locali dove è svolta l'attività di tintolavanderia sono esposte le tariffe professionali applicate per i diversi trattamenti e copia della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) depositata al Comune.

Presso tutte le sedi e i recapiti ove si effettua la raccolta o la riconsegna di abiti e di indumenti, di tessuti e simili, è apposto un cartello indicante la sede dell'impresa ove è effettuata, in tutto o in parte, la lavorazione.

È vietato lo svolgimento dell'attività di tintolavanderia in forma ambulante o di posteggio.

L'attività è individuata, assieme alla lavanderia automatica a gettoni (self service), al punto 94 dell'Allegato "A" al D.lgs. 222/2016 (Madia 2).

Requisiti soggettivi morali

Il titolare, il direttore tecnico ove previsto e, nel caso di associazioni,società, raggruppamenti, tutti i soggetti indicati dall'art. 85 del D. Lgs 59/2011 (Codice Leggi Antimafia)  non devono essere sottoposti ad una delle cause di divieto, decadenza o sospensione previste dall'art. 67 dello stesso D.Lgs 59/2011.

Requisiti soggettivi per cittadini non UE

I cittadini extracomunitari devono essere in possesso di un permesso di soggiorno, in corso di validità, che consenta l'esercizio di lavoro autonomo in Italia, secondo le vigenti normative.

Requisiti professionali

Per ogni sede dell'impresa in cui si effettuano fasi di lavorazione e trattamento dei capi deve essere designato - nella persona del titolare, di un socio partecipante al lavoro, di un collaboratore familiare, di un dipendente o di un addetto all'impresa - un Responsabile Tecnico che svolga prevalentemente e professionalmente la propria attività nella sede indicata e che sia in possesso di almeno uno dei seguenti requisiti di idoneità professionale prescritti dall'art. 2 della Legge 84/2006:

  • frequenza ai corsi di qualificazione tecnico-professionale della durata di almeno 450 ore complessive da svolgersi nell’arco di 1 anno;
  • attestato di qualifica in materia attinente all’attività svolta conseguito ai sensi della legislazione vigente sulla formazione professionale, integrato da un periodo di inserimento lavorativo della durata di almeno un anno presso imprese del settore, effettuato nell’arco di tre anni dal conseguimento dell'attestato;
  • diploma di maturità tecnica o professionale o di livello post-secondario superiore o universitario, in materie inerenti l’attività;
  • periodo di inserimento presso imprese del settore non inferiore a:
    • 1 anno, se preceduto dallo svolgimento di un rapporto di apprendistato della durata prevista dalla contrattazione collettiva;
    • 2 anni in qualità di titolare, di socio partecipante al lavoro o di collaboratore familiare degli stessi;
    • 3 anni, anche non consecutivi ma comunque nell’arco di 5 anni, nei casi di attività lavorativa subordinata.

I titoli di studio costituenti requisito valido ai fini dell'idoneità professionale ai sensi dell'art. 2 comma 2 lett. c) sono quelli individuati dall'Accordo adottato in sede di Conferenza Regioni e Province Autonome il 20/12/2012 e recepiti dalla D.P.G.R. n. 1172 del 23/12/2013 (in "Allegati e documenti").

Sebbene previsti dalla Legge Regionale Toscana 56/2013, i percorsi formativi per conseguire il requisito di idoneità professionale previsto dalla normativa statale non sono stati avviati sul territorio da parte degli organismi formativi accreditati per la formazione.

La Legge Regionale Toscana n. 6 del 27/01/2016, introducendo un comma 2-bis all'art. 12 della L.R. 56/2013, è intervenuta con una proroga di tre anni per poter conseguire, attraverso la frequenza dei percorsi formativi, l'idonetità professionale da parte del responsabile tecnico designato in modo provvisorio.

La proroga del termine fino al 20/02/2019 non riguarda le tintolavanderie che hanno già provveduto a comunicare al Comune il nominativo di un Responsabile Tecnico professionalmente idoneo e designato in modo definitivo.

Con il parere n. 18008 del 9/02/2015 il Ministero dello Sviluppo Economico ha ritenuto necessaria la nomina di un Responsabile Tecnico anche per le imprese che intendano svolgere la sola attività di stireria, salvo il caso in cui l’attività medesima non presenti, per tipologia di attrezzature e per caratteristiche dimensionali, alcun significativo profilo di complessità e/o pericolosità per l’ambiente, per gli addetti, o di necessità di specifici accorgimenti di salvaguardia dei diritti degli utenti.

L’obbligo di designazione del Responsabile Tecnico non si applica alle lavanderie a gettoni, cioè a tutte le attività di noleggio di lavatrici professionali ad acqua e di essiccatoi, utilizzati esclusivamente dalla clientela previo acquisto di gettoni distribuiti da macchine cambiavalute o mezzi analoghi presenti nell’esercizio e per le quali è vietata la presenza di personale addetto ad un qualsiasi servizio, ivi comprese le attività accessorie, quali la presa in consegna o la restituzione dei capi.

La verifica del possesso dei requisiti professionali è di competenza della locale Camera di Commercio (CCIAA).

Requisiti oggettivi

  • Destinazione d'uso "I - Industriale/Artigianale" dei locali in cui si insedia l’attività (per le lavanderie ad uso civile è consentita anche destinazione d'uso "Commerciale").
  • Assenza della dichiarazione di inagibilità dei locali da parte di specifica ordinanza sindacale dei locali in cui viene insediata l'attività, o, nel caso di precedente dichiarazione di inagibilità degli stessi, successivo deposito di  certificato di agibilità atto a superare l'ordinanza.
  • Rispetto dei requisiti igienico-edilizi richiamati dal Regolamento edilizio, dal D. Lgs. 81/2008 sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e da ogni altra normativa vigente in materia.
  • Rispetto dei limiti acustici previsti dalla zonizzazione territoriale acustica, attestato da certificazione di impatto acustico, redatta da un tecnico abilitato iscritto in apposito albo regionale, ai sensi della legge 447/95 e L.R.T. n. 89/1998 o da dichiarazione sostitutiva di atto notorio ex art. 37 e 76 DPR 445/2000 ai sensi dell’art. 4, comma 2, del D.P.R. 227/2011, a meno che l’attività non rientri nell'elenco di cui all'allegato B del D.P.R. 277/2011 e sia quindi esclusa dall’obbligo di presentazione dell’impatto acustico.
  • Rispetto delle norme ambientali e relativo possesso di autorizzazioni specifiche (autorizzazione allo scarico in fognatura, autorizzazione alle emissione in atmosfera, altre autorizzazioni ambientali).
  • Se l'impresa è soggetta all’ottenimento delle stesse ai sensi del D. Lgs 152/2006.
  • Previo adempimento degli obblighi prescritti dalla normativa antincendio (possesso C.P.I. o presentazione SCIA ai fini della sicurezza antincendi), qualora l'attività esercitata rientri nelle ipotesi di cui all'Allegato "I" del D.P.R. 151/2011).

Per avviare l'attività si applica il regime amministrativo della SCIA (Articolo 19 della L. 241/1990), prevista quando l'attività può essere iniziata immediatamente. Occorre presentare al SUEAP la specifica Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA), in modalità online, esclusivamente tramite il Sistema Telematico di Accettazione Regionale (STAR), utilizzando il codice attività 96.01.1R.

La SCIA ha efficacia immediata. Il Comune può adottare motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi entro 60 giorni dal ricevimento della SCIA, salvo che l’interessato provveda a conformare l’attività alla normativa vigente, ai sensi dell’art. 19 c. 3 della L. 241/1990.

L'autorizzazione generale alle emissioni in atmosfera in caso di impianti a ciclo chiuso per la pulizia a secco di tessuti e di pellami, escluse le pellicce, e delle puli-tintolavanderie a ciclo chiuso rende la SCIA condizionata.

Secondo il tipo di lavorazione effettuata e l'utilizzo di sostanze chimiche e/o pericolose, l'attività di lavanderia può rientrare nell'elenco delle industrie classificate insalubri dal Decreto Ministero della Sanità del 05/09/1994 e pertanto essere soggetta al rispetto dei relativi requisiti e procedure, quali meglio dettagliati nella scheda Industrie insalubri.

La sospensione e la cessazione dell'attività iniziata o esistente sono soggette a comunicazione al SUEAP sempre tramite STAR.

Via Giotto 4 - Prato
Numero verde
Per problemi relativi al Sistema Telematico di Accettazione Regionale (STAR) 800 980102 (attivo da lunedì a sabato ore 8.00 - 20.00 escluso festivi)
Centralino (per informazioni)
0574 1836855 (venerdì ore 9.00 - 11.00)
Numero provvisorio per prenotazione appuntamenti
0574 1836901 (da lunedì a venerdì ore 9.30 - 13.00)
Assistenza telefonica del SUEAP (Comune di Prato)
0574 1836855 (venerdì ore 9.00 - 11.00)
Apertura al pubblico
Lunedì e giovedì (solo su appuntamento causa Covid-19)
Per tutti gli altri orari
Consulta il dettaglio orari
Servizi online per presentazione pratiche
Servizio help desk rete regionale SUEAP
Attività economiche

  • Legge 22.02.2006 n. 84 "Disciplina dell'attività professionale di tintolavanderia
  • Legge Regione Toscana 17.10.2013, n. 56 "Norme in materia di attività di tinto lavanderia"
  • Regio Decreto 27.07.1934, n. 1265 e D.M. 05.09.1994 "Elenco Industrie Insalubri"
  • Accordo Conferenza Regioni e Province Autonome del 20.12.2012 "Titoli di studio abilitanti per Responsabile Tecnico di Tintolavanderia"
  • D.D.R.T. 538/2014 Approvazione percorso formativo "Formazione obbligatoria per responsabile tecnico di tintolavanderia"
  • Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) - parere n. 18008 del 9/2/2015

Responsabile del procedimento

Lilli Michela

Funzionario antiritardo

Caporaso Francesco

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