CONSIDERAZIONI FINALI
di Alessandro Pasquini
Lo sviluppo dell'Europa, la sua differenziazione dal resto del mondo,
iniziano nel Medioevo, con la rivoluzione urbana.
Nel X secolo, cessate le grandi invasioni di Vichinghi, Saraceni e Ungari, la
produzione agricola, gli scambi e il commercio trovano un nuovo impulso e l'Europa,
una terra che ai viaggiatori arabi dell'epoca pareva incivile, selvaggia e incolta
- oggi diremmo sottosviluppata - è pronta a decollare verso quell'avventuroso
volo che la porterà ad essere, nei secoli seguenti, motore dello sviluppo e
continente dominatore dell'intero globo.
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Questo affascinante processo avviene in un territorio protetto ai confini
da cavalieri corazzati, e poi al suo interno da un articolato sistema di
castelli. Ma il centro, il motore della ripresa, è la rinascita della
città, soprattutto della città tessile.
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Certo ci sono anche le città marinare, bancarie, e che
producono armi e utensili, ma l'asse portante del decollo resta sempre il reticolo
formato dai centri tessili come nelle Fiandre Gand, Ypres, Bruges, Cambrai,
o nell'Italia centro-settentrionale Firenze, Lucca, Genova, Prato.
Oggi, a solo qualche secolo di distanza, il panorama è cambiato radicalmente.
Nell'epoca dell'economia globale, le città che una volta erano tessili
si sono trasformate, perdendo la loro specificità nel moltiplicarsi di
attività e funzioni. Ma Prato è rimasta sempre tessile fin da quella
lontana epoca.
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Forte della sua posizione geografica che ne fa lo snodo fra nord e sud
della penisola, la città ha saputo rinnovare la sua produzione, guadagnandosi,
in questo settore, un prestigio e una fama che varcano i confini europei.
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Ma la grande capacità di rinnovamento e l'energia dimostrata nel superare
le varie crisi, doti sottolineate dal celebre storico Fernand Braudel, non
hanno impedito a Prato di conservare appieno la sua struttura medievale,
le sue chiese, i suoi conventi, le mura, i palazzi del governo.
Visitare la Prato di oggi, città viva e dinamica, significa incontrare
segni di una storia che è metafora dello sviluppo dell'intera Europa,
ma vuol dire anche guardare il futuro, dove la città si proietta con quell'
"Italian Style" che Braudel identifico' come un nuovo Rinascimento
in cui l'opera d'arte non è piu' prodotta singolarmente per il mecenate,
ma in serie, per un numero elevato di persone.
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Una produzione di massa, ma di alta qualità, che trae origine tanto
dalla razionalità mercantile medievale, quanto dalla bellezza delle architetture
e delle opere d'arte che fiorirono nel Rinascimento e che mutarono profondamente
non solo le città, ma anche il paesaggio agrario dove i capitali e la mentalità
dei mercanti razionalizzarono la produzione dando vita al sistema fattoria-podere.
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"Il piu' commovente paesaggio del mondo", lo defini' Braudel,
frutto del binomio "razionalità e bellezza"; lo stesso binomio
che farà da detonatore del particolare sviluppo industriale "non manchesteriano"
che dalla seconda metà del Settecento ha rilanciato Prato, dopo secoli
di crisi.
Ma un'altra forte componente ha contribuito allo sviluppo pratese: la spinta solidaristica
introdotta dai nuovi ordini mendicanti, Domenicani e Francescani, agi' da ammortizzatore
sociale, evitando il collasso della struttura cittadina.
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Nati a fronte delle esplosive contraddizioni dell'urbanizzazione, in
risposta alla dirompenza dei movimenti eretici, i mendicanti svolsero un'attiva
opera di assistenza sociale, fondando confraternite e terziari, da cui sarebbero
nate le società di mutuo soccorso, i sindacati, le associazioni culturali.
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Un complesso tessuto culturale e assistenziale che rappresenta l'humus
ideale per il successivo sviluppo della città.
Queste caratteristiche di Prato sono raffigurate in un affresco al piano
terra di Palazzo Pretorio che la rappresenta sovrastata da un Cristo protettore
e con ai lati due santi e due benefattori.
A destra Francesco di Marco Datini, con in mano il simbolo del Ceppo, l'istituzione
benefica che sorresse per secoli la città con i suoi enormi capitali di
origine mercantile. Dietro il mercante, San Giovanni Battista, il patrono
dell'arte della lana.
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Dall'altra parte il protomartire Stefano, patrono della città. Davanti
a lui, con in mano la cassettina contenente la reliquia, Michele, il pellegrino
che porto' a Prato dalla Terra Santa, la cintura della Madonna, palladio
della città e simbolo complesso di identità, indipendenza, difesa e solidarietà;
la cintola, simbolo legato al tessile, per l'intimo collegamento che troviamo
già in epoca arcaica fra la tessitura, strettamente connessa all'agricoltura
e alla città, e le divinità femminili, piene di misericordia e amore.
Pausania racconta che sedici piccole città dell'Elide riunitesi in confederazione,
incaricarono sedici donne sagge e rispettate affinché tessessero (a simbolo
di questo legame politico) il manto della statua di Era, patrona dell'intesa.
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