LA "CINTOLA"
di Lucia Cristi
Secondo la tradizione la Cintola della Madonna, un pezzo
di stoffa di lana color verde, lungo circa 90 centimetri, con ai capi delle cordicelle per legarlo, sarebbe
da identificare
con la cintura che Maria avrebbe donato a San Tommaso al momento della propria
ascensione in cielo.
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La leggenda, già consolidata nel Duecento, vuole che questa reliquia sia stata
portata a Prato intorno al 1141 da un mercante, un certo Michele che, sposatosi
a Gerusalemme, l' avrebbe ricevuta in dote dalla madre della sposa. Tornato
in patria, Michele l' avrebbe poi conservata gelosamente per anni per poi
donarla in punto di morte, nel 1172 circa, alla Pieve di Santo Stefano che ancora
oggi la conserva.
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Riconosciuta come reliquia dalle autorità ecclesiastiche, la Cintola
divenne oggetto di venerazione e di culto la cui fama oltrepasso' ben presto
e mura cittadine, richiamando fedeli e pellegrini da città e terre anche
lontane.
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Fra i numerosi devoti compaiono sovrani come Luigi II d' Angio', re
di Sicilia e di Gerusalemme che, venuto a Prato per motivi politici, volle
anche rendere omaggio alla Madonna della Cintola, principi come Francesco
Gonzaga, personaggi illustri come Matteo d' Humières, ambasciatore
di Carlo VI, che chiese ed ottenne un permesso speciale dalla Signoria fiorentina
proprio per poter vedere la preziosa reliquia, ospite anch' egli come
i precedenti, di Francesco di Marco Datini nella sua dimora.
Oggetto sacro dal potere taumaturgico, fulcro della devozione cittadina ma anche
del sentimento civico, la Cintola favori' la crescita del prestigio e dell' autonomia
del clero locale nei confronti del Vescovo di Pistoia, alla cui diocesi Prato
apparteneva, e servi' a potenziare l' identità della città agli occhi
degli estranei.
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Il tentativo di furto del 1312, finito tragicamente con una feroce esecuzione
pubblica, perpetrato da un pistoiese, Giovanni di Ser Landetto, detto Musciattino,
che sembra avesse voluto trafugare la reliquia per venderla al Comune di Firenze,
testimonia in modo emblematico il carattere di simbolo anche civile della
Cintola.
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La sua sottrazione avrebbe intaccato infatti il prestigio e la specificità
della città e non sono un caso l' origine del ladro e la destinazione della
reliquia, che rimandano alle due potenti nemiche e vicine, Pistoia e Firenze.
Oltre che simbolo della religiosità cittadina, la reliquia mariana era
anche chiara testimonianza dell' aspirazione comune ad una identità
collettiva ed è per questo che riusca coinvolgere intorno alle proprie
vicende non solo la Chiesa locale e il sentimento popolare ma anche le autorità
civili comunali.
Le autorità comunali, a tutela della Cintola, patrimonio comune a tutta
la cittadinanza, provvidero ad emanare disposizioni minuziose e norme severe
per la sua custodia, stabilendo le modalità di accesso alla reliquia che
prevedevano la compresenza di canonici e magistrati cittadini. Sempre per
la salvaguardia della reliquia, dopo il tentato furto, si provvide ad ampliare
la Pieve e a costruire la cappella apposita.
Anche la cerimonia della sua esposizione ai fedeli in occasione della fiera
settembrina, che avveniva il giorno otto del mese, dedicato alla celebrazione
della natività della Vergine, momento culminante dell' intera festa,
venne minuziosamente regolata negli Statuti cittadini.
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