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Comune di Prato

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Testo del piano regolatore degli orari della città di Prato

La legislazione

Da diversi anni a questa parte, essenzialmente per merito delle donne, il tema della qualità della vita urbana si coniuga con l'aspirazione a rivedere l'organizzazione degli orari e dei tempi della città: del lavoro, dei servizi, dei trasporti, della cultura, della famiglia, ecc.. Il problema dei tempi e degli orari è diventato una primaria questione politica, un importante obiettivo di governo delle città. Il progetto di legge di iniziativa popolare "Orari di lavoro, stagioni della vita, tempi delle città" presentata alla Camera dalle donne parlamentari progressiste nel 1990 (firmataria Livia Turco)4 , sancisce per tutti i cittadini, uomini e donne, tre grandi diritti: il diritto all'"autogoverno del tempo"; il diritto alla libera espressione della propria personalità nella varie dimensioni dell'esistenza (lavoro, cura, tempo libero, formazione, affettività, vita di relazione); il diritto a prestare e a ricevere cura". Superamento della divisione sessuale del lavoro e redistribuzione del lavoro di cura tra uomini e donne, oltre che tra individui e società, diventano espliciti impegni delle istituzioni. Si tratta di un progetto, mai istituzionalizzato che, per la prima volta in Italia parla di un "Piano Regolatore degli Orari della città" mirato a "rendere più umani i tempi di lavoro, i tempi della città e i tempi di vita".
Le politiche fino ad ora condotte in tutte le città stanno elaborando temi attorno al nesso che fu posto da questa prima legge espressione profonda della cultura femminile. In particolare il tema del tempo diventa operativo, all'inizio degli anni Novanta, con la Legge 142/90, "Ordinamento delle Autonomie locali", che nasce dall'idea che anche il tempo della città, come il territorio, possa essere coordinato e governato dall'Amministrazione comunale. Tale legge contempla per la prima volta la redazione di Piani Regolatori degli Orari o di Piani di coordinamento degli orari. L'art. 36 della legge 142/90 fornisce, infatti, un importante riferimento legislativo, dal quale sono derivate un insieme di norme scritte negli Statuti dei singoli Comuni e leggi regionali. Tale articolo al terzo comma, attribuisce al sindaco il compito di "coordinare gli orari degli esercizi commerciali, dei servizi pubblici, nonchè gli orari di apertura al pubblico degli uffici periferici delle amministrazioni pubbliche, al fine di armonizzare l'esplicazione dei servizi alle esigenze complessive e generali degli utenti". Altre leggi (a livello nazionale), che riguardano, spesso indirettamente, gli orari e i tempi della città sono: la Legge 241/90 "Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi". La norma, conosciuta come la "legge per la trasparenza del procedimento amministrativo", recepisce il problema del tempo come strettamente legato ai diritti di cittadinanza e ad un nuovo rapporto fra le amministrazioni e i cittadini, introducendo l'obbligo di espletare il procedimento amministrativo in un tempo breve e definito, chiaramente indicato su ogni atto. Ecco come recita il comma 2 dell'articolo 2: "Le pubbliche amministrazioni determinano per ciascun tipo di procedimento, in quanto non sia già direttamente disposto per legge o per regolamento, il termine entro cui esso deve concludersi. Tale termine decorre dall'inizio di ufficio del procedimento o dal ricevimento della domanda se il procedimento è ad iniziativa o di parte". Per suddetta legge inoltre il tempo è un fattore sociale che determina pari opportunità fra i cittadini: all'art. 1, infatti, si parla di un riequilibrio delle responsabilità familiari fra i due sessi "anche mediante una diversa organizzazione del lavoro, delle condizioni e del tempo di lavoro".
La Legge 125/1991 "Azioni positive per la realizzazione della parità fra uomo e donna nel lavoro" all'art. 2 comma 2, lett. e indica mediante una riorganizzazione del lavoro e delle condizioni e del tempo di lavoro, la via per favorire un miglior equilibrio tra responsabilità familiari e professionali e una più equa ripartizione dei compiti tra i sessi. Tali disposizioni sono riprese nella Legge 421/92 e nel Decreto legge attuativo 29/93 "Razionalizzazione della organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell'art. 2 della legge 23 Ottobre 1992, n. 241" che rivedono la disciplina in materia di pubblico impiego. Il decreto 29/93 (art. 5 comma 1 lett. d), fra i criteri generali di riorganizzazione delle Pubbliche Amministrazioni sancisce "l'armonizzazione degli orari di servizio di apertura degli uffici con le esigenze dell'utenza e con gli orari delle amministrazioni pubbliche dei Paesi della Comunità europea, nonchè con quelli del lavoro privato".
A livello regionale sono state poi approvate leggi di indirizzo per il piano regolatore degli orari con la previsione anche di finanziamenti per attività di ricerca sul governo dei tempi nel territorio regionale, iniziative volte all'informazione ee alla diffusione dei diritti dei cittadini per migliorare la qualità della vita individuale e collettiva attraverso un razionale governo del tempo, costituzione di un osservatorio permanente, corsi di formasione professionale. Per la Toscana abbiamo la Legge Regionale 1992/62 "Prime norme per la formazione dei piani per il coordinamento degli orari degli esercizi commerciali, dei servizi pubblici e degli uffici periferici delle amministrazioni pubbliche. Finanziamento dell'attività di ricerca da parte dei Comuni singoli o associati".
Tale legge afferma il "diritto dei cittadini, donne e uomini, all'autogoverno individuale del tempo; il riconoscimento del diritto al tempo per l'esercizio del diritto ai servizi, alle risorse necessarie per prestare cura e il riconoscimento delle diverse opzioni individuali in relazione al tempo (lavoro, cura, formazione, tempo libero)".
Importante anche la Legge regionale 96/1995 "Norme per il governo del territorio" che individua la connessione tra le politiche del territorio e l'organizzazione dei tempi, nei diversi cicli della vita, e degli orari della città. Tale legge intende orientare l'azione dei pubblici poteri a favore dello sviluppo sostenibile nella Toscana, garantendo la trasparenza dei processi decisionali e la partecipazione dei cittadini alle scelte di governo del territorio: "il governo del territorio privilegia una organizzazione degli spazi che salvaguardi il diritto alla autodeterminazione delle scelte di vita e del lavoro" (art. 3). L'art. 5 c. 5 bis prosegue recitando: "Deve essere altresì garantita una corretta distribuzione delle funzioni al fine di assicurare l'equilibrio e l'integrazione tra il sistema di organizzazione degli spazi e il sistema di organizzazione dei tempi nei diversi cicli della vita umana, in modo da favorire una fruizione dei servizi pubblici e privati di utilità generale che non induca necessità di mobilità".
Un nuovo quadro legislativo nazionale è stato presentato in Parlamento (firmataria Livia turco) nel marzo del 1995. La legge disciplina i compiti delle regioni, i poteri del sindaco, il piano territoriale degli orari della pubblica amministrazione, la partecipazione di cittadini/e, i calendari scolastici, gli orari dei negozi, le banche del tempo. è una legge di terza generaziopne che ricapitola i cinque anni di esperienza italiana in materia di azioni sugli orari.
Negli ultimi anni sul tema è cresciuto un patrimonio di riflessioni, proposte e sperimentazioni soprattutto per merito delle donne. In alcune città italiane sono state avviate esperienze per realizzare tempi e orari di vita più rispettosi delle esigenze dei cittadini. Anche il Comune di Prato, dopo avere sondato le esigenze dei cittadini/cittadine sull'organizzazione dei servizi, ha istituito un Assessorato alla Trasparenza al quale è stata conferita un'apposita delega ai tempi e agli orari della città.


4. A questo proposito bisogna ricordare che la prima proposta di legge di iniziativa popolare - dal titolo "Le donne cambiano i tempi" - a riguardo è stata formulata dalle donne comuniste nel 1986 
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