Il vivere urbano a Prato: metamorfosi di una città tessile
Come è noto la città di Prato è al centro di un particolare tipo di formazione economico-sociale, il distretto industriale (Becattini 1987). Nel modello tradizionale pratese si riscontrano una combinazione di fattori di ordine economico, culturale ed istituzionale che risultano fondamentali nella sua riproduzione.
Per quanto riguarda le variabili più strettamente riconducibili a fattori di ordine economico, culturale ed istituzionale, si fa riferimento al tessuto cooperativo che impronta la realtà del distretto e che contraddistingue in particolare le relazioni industriali nell'area; all'informalità e alla flessibilità nei rapporti di lavoro, all'influenza della cultura locale, incentrata sull'etica del lavoro e sul valore della famiglia e caratterizzata da un forte senso di appartenenza alla comunità, una spiccata propensione all'autonomia e all'iniziativa individuale; al ruolo del contesto istituzionale, in particolare delle amministrazioni locali, nella mediazione degli interessi per il mantenimento e l'allargamento del consenso sociale (Giovannini e Innocenti 1996).
Per tracciare un quadro della famiglia tradizionale nell'area pratese, delle
sue caratteristiche strutturali e dei valori che l'hanno informata e analizzare
i mutamenti in essa avvenuti, bisogna fare riferimento ai rapporti esistenti
fra questa e la struttura socio- economica del territorio, con i suoi specifici
modi di produzione, condizioni di vita, modelli culturali e di valori.
Nel processo di formazione della caratteristica imprenditorialità artigianale
pratese sono risultati determinanti "l'etica del lavoro, l'orientamento
a mettersi in proprio, il ruolo centrale della famiglia anche come unità
produttiva; caratteri che sono generalmente associati ad una preesistente
tradizione di rapporti di lavoro autonomo in agricoltura" (Dei Ottati
1990, 310).
Il controllo diretto sulla produzione e sul prodotto stesso, la divisione dei ruoli produttivi al suo interno, ma anche lo sviluppo di vincoli solidaristici e di rapporti di reciprocità, la soddisfazione del far da sè, l'etica del sacrificio, per la quale si accettano ritmi lavorativi stressanti, nei giorni feriali come in quelli festivi, "sono tratti culturali che accomunano il mondo rurale e quello artigianale e permettono il passaggio dall'una all'altro senza creare grossi sconvolgimenti e situazioni problematiche di adattamento" (Fioravanti 1982, 315).
In una città frenetica, laboriosa come Prato il tempo è stato vissuto principalmente in relazione ai ritmi lavorativi. La vita delle persone è stata scandita da ritmi omogenei, da tappe di vita identificabili e uniformi, da rigide alternanze di lavoro e non lavoro.
La piccola azienda familiare ha trovato la principale fonte di concorrenzialità
nella quantità di ore lavorative prestate dai titolari- lavoratori
all'impresa stessa. Il tema caratterizzante le relazioni industriali dell'area
è quello della flessibilità, realizzata attraverso il ricorso
abnorme alla straordinario, che è stata sempre intesa come individuale
e concepita come funzionale alla mobilità e, in quanto tale, non è
mai stata oggetto di contrattazione sindacale. C'è stata invece la
tendenza a contrattare incrementi retributivi per compensare la flessibilità
(flessibilità compensata: Trigilia 1989).
Il ricorso strutturale allo straordinario puo' essere visto come una modalità
specifica di una sorta di "contratto implicito" tra datori di lavoro
e lavoratori1.
L'intensità dei tempi di lavoro – fino ai tempi recenti – ha lasciato quindi pochi spazi ai momenti di vita aggregativa e culturale. Ci si accontentava, per lo più delle ore passate accanto alla radio o davanti al televisore, di qualche uscita serale per il cinema o il varietà, di qualche passeggiata domenicale sui colli (Nigro 1986).
Secondo la descrizione di Nigro "Il turista che alla fine degli annì50, giunto per la prima volta a Prato, ne avesse visitato le frazioni o percorse le vie cittadine, si sarebbe immediatamente accorto della perfetta identificazione della città con la sua economia tessile. <La città> era cresciuta tumultuosamente, ai ritmi quasi innaturali del lavoro dei suoi abitanti, in ogni sua parte coinvolta e contaminata dalle attività tessili (823, 1986).
Tale disordinato moltiplicarsi degli insediamenti misti residenza- lavoro, all'interno dei quali l'abitazione si affiancava allo stanzone, "segnalava la crescita anarchica e incontrollata dell'abitato secondo un modello edificativo di tipo contadino, dove gli spazi e i tempi famigliari, di lavoro e di svago, rimangono soggettivamente indistinguibili e oggettivamente inestricabili" (Absalom, Becattini, Dei Ottati, Giovannini 1997).
Oggi, più elevati livelli di benessere, una maggiore articolazione della società e della famiglia, l'emergere di nuovi soggetti sociali, di nuove figure professionali e di nuove forme di organizzazione del lavoro hanno fatto declinare la prossimità dei luoghi di lavoro e della residenza. è così che negli anni più recenti, la residenza e gli uffici hanno iniziato ad espellere l'industria dalla "città-fabbrica".
Con le trasformazioni del periodo più recente è notevolmente cambiato il ruolo di Prato nell'ambito della rete metropolitana policentrica di cui fa parte: il processo di diversificazione dell'apparato produttivo, lo sviluppo in atto ed i progetti di decentramento di servizi qualificati nel territorio del comune di Prato (nuovi uffici bancari e assicurativi, centro intermodale e interscambio del Serraglio, teatri, museo d'arte contemporanea, museo del tessuto e rinnovato sistema museale del centro storico, decentramento di sedi universitarie e nuove istituzioni di ricerca ecc.) tendono a ridefinire il rapporto, la specializzazione e le forme di integrazione tra Prato e il capoluogo regionale.
Il forte cambiamento da una produzione prevalente di beni verso una nuova area produttiva, di servizi e di loisir, hanno prodotto, e stanno producendo anche profondi cambiamenti nel modo di fruire la città da parte degli abitanti e delle popolazioni temporanee residenti, pendolari, uomini di affari e city user, consumatori di servizi e di beni.
Inoltre il processo di modernizzazione e di secolarizzazione investendo
l'economia così come i rapporti sociali ha introdotto elementi moderni
nel sistema dei valori e in particolare nella cultura del lavoro locale: la
dedizione al lavoro e la disponibilità ad affrontare alti costi personali
per svolgere al meglio la propria attività lavorativa vengono meno,
non solo nelle giovani generazioni (Maccelli 1983, Giovannini 1988), ma anche
nelle generazioni più anziane; l'importanza della sfera del lavoro
viene ridimensionata rispetto agli altri aspetti della vita quotidiana.
Anche la motivazione ad intraprendere un'attività autonoma di tipo
tradizionale viene diminuendo man mano che si manifestano sempre più
frequenti i pericoli di insuccesso a cui va incontro l'attività artigianale
nell'industria (Giovannini 1989, Giovani 1992).
In prospettiva la perdita di identità professionale e comunitaria
dovuta al declino del settore tipico si lega anche ad una volontà (necessità)
di aumentare le proprie chances di vita e di differenziare le proprie scelte
di valore (Giovani 1996).
I meccanismi di riproduzione delle figure professionali tipiche dell'industria
locale sembrano funzionare meno; la forte valutazione etica del lavoro, un
tempo ampiamente diffusa in tutti gli strati della società locale non
sembra più essere il fattore determinante nel processo di costituzione
dell'identità personale. Il lavoro operaio inoltre sembra aver perso
ogni attrattiva anche perchè le opportunità di forte ascesa
sociale, da sempre presenti nell'area, sembrano essersi rarefatte.
In generale, le nuove generazioni - che si differenziano da quelle dei padri per i percorsi scolastici e formativi più lunghi - si indirizzano verso il lavoro terziario, dipendente o autonomo Gli effetti di tali processi sono evidenti anche a livello di stratificazione sociale: negli anni '90 la struttura di classe a Prato vede un declino dei ceti tipici pratesi, depositari della subcultura sociale e politica tradizionale; di contro, si profila l'ascesa di nuove classi borghesi e medie, legate al terziario, portatrici di interessi e di modelli di comportamento propri.
è ovvio che in una società che cambia, dove sono sempre più
rappresentati professionisti, insegnanti, commercianti, tecnici e impiegati
si verifichi una maggiore attenzione da parte di cittadini e amministratori
nei confronti del centro storico, dell'abitazione, degli aspetti legati alla
qualità della vita quali: verde, traffico, inquinamento e soprattutto
del tempo libero.
Si lamenta infatti la carenza, in una città che si è dedicata
tradizionalmente a ritmi intensi di lavoro, di spazi di ritrovo soprattutto
per giovani ma anche per bambini, adulti e anziani dove trascorrere il proprio
tempo libero. Emerge e si diffonde la richiesta di una città più
confortevole, meno "faticosa" dove i tempi e gli orari siano più
adeguati e conformi a un sistema cittadino entro cui potersi muovere in modo
flessibile, cioè ricco di opzioni e opportunità temporali diverse
da scegliere.
La diffusa situazione di benessere, conseguente alla forte crescita economica,
e la stessa possibilità di garantire un largo processo di integrazione
sociale attraverso l'accesso di vecchi e nuovi strati sociali a risorse cruciali
(reddito, lavoro, casa, scuola, salute) vengono messi in discussione dalla
crisi economica e dall'indebolimento di ruolo delle istituzioni politiche,
essendo anche diminuita la capacità di spesa delle amministrazioni
locali.
Inoltre, la crescente sensibilità per i problemi inerenti alla qualità
della vita porta ad una presa di coscienza degli squilibri esistenti, in gran
parte prodotti da uno sviluppo rapido e disordinato, e dalla notevole crescita
demografica.
A questa si ricollega infine la domanda di uno sviluppo più razionale
della città e l'abbandono definitivo di in modello di città
dove residenza ed attività produttive si sono a lungo intrecciate e
sovrapposte.
Se, come abbiamo detto, la sincronizzazione è uno dei compiti principali
del tempo nelle società contemporanee (la sua totale scomparsa implicherebbe
una situazione di anomia) da qualche anno, anche nell'area pratese, sembrano
dunque evidenziarsi sempre più i limiti di un modello temporale unico.
In altri termini è emerso che il tempo potrebbe aiutare la vita collettiva
anche attraverso un'opera di desincronizzazione: individuare diversi percorsi
lavorativi, modelli di lavoro differenziati, orari dei servizi, fruizione
degli spazi, etc. La riorganizzazione della vita urbana attraverso un intervento
sui modelli temporali è inevitabilmente un processo di lungo periodo
che necessita di continue verifiche e messe a punto in corso d'opera.
