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Comune di Prato

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I pratesi e la città:
donna, famiglia, servizi in un'area di distretto industriale

nota a cura di Francesca Giovani

All'origine delle politiche dei tempi e degli orari per la città c'è una riflessione delle donne sulla loro vita; una riflessione cominciata a metà degli anni '70 attorno al tema del doppio lavoro per la famiglia e per il mercato, che è proseguita fino ad oggi dando luogo a proposte ed esperienze che mirano a liberare tempo e facilitare il vivere quotidiano.

La lettura del problema tempo (all'interno della vita urbana) ci porta a sottolineare la peculiarità del soggetto femminile, come quello più coinvolto in un complesso meccanismo di raccordo fra i tempi della riproduzione familiare e i tempi delle istituzioni sociali cittadine; tra tempi del privato e tempi del pubblico.

Le donne sono infatti gli elementi abituali e centrali nel definire le modalità di risposta ai bisogni dei singoli membri della famiglia attivando strategie combinatorie tra interno ed esterno, tra privato e pubblico di cui la risorsa tempo costituisce il perno. Negli ultimi anni la partecipazione al mercato da parte delle donne con carico familiare ha significato sicuramente un rilevante elemento di trasformazione nelle forme organizzative familiari e ha sollecitato domande specifiche nei confronti del sistema dei servizi.

Quanto alla situazione pratese bisogna ricordare che nell'area il modello femmile di partecipazione al mercato del lavoro è sempre stato elevato - il distretto industriale pratese ha mantenuto dal 1961 ad oggi tassi di occupazione femminile più elevati della Toscana.

La recente indagine empirica - svolta dall'Istituto Iris per il Comune di Prato, dal titolo I pratesi e la città. Donna, famiglia e servizi in un'area di distretto industriale (F. Giovani 1997), è stata finalizzata a rilevare come le donne riescano a conciliare l'impegno professionale con quello di lavoro e di cura per il proprio nucleo familiare.

Tramite un'analisi della doppia presenza alla luce dell'interazione tra orari per il mercato e tempi della vita familiare, le esperienze femminili sono risultate definite rigidamente dalle strutture temporali del lavoro remunerato e del lavoro familiare. Le intervistate, anche quando lavorano per il mercato, sono risultate responsabili in larga misura del lavoro di cura per tutti i membri della famiglia e dentro la parentela. Conseguentemente sono emersi sintomi di disagio derivanti dalla rigidità e dall'intensità dei ritmi di lavoro che, se includiamo il lavoro domestico o "riproduttivo", superano abbondantemente le 10 ore giornaliere (grazie anche alla permanenza di una forte divisione dei ruoli tra uomini e donne) lasciando di conseguenza alla donna poco tempo per sé.

La quantità di lavoro familiare svolto è risultata legata all'età delle donne, da intendersi come appartenenza a generazioni diverse, nonché alla particolare fase del ciclo di vita attraversata. Essere giovani, avere un'alta istruzione, lavorare fuori casa, portano a diminuire le ore di lavoro familiare. L'analisi fatta conferma dunque l'interpretazione secondo cui si verifica una discontinuità tra generazioni e tra modelli di riferimento. Viene inoltre smentita l'idea che i bambini piccoli costituiscano il carico maggiore di lavoro familiare; anche i figli ormai adulti "pesano" nei bilanci tempo delle donne, così come gli anziani, siano o no conviventi, possono risultare un grosso impegno.

Negli anni '90, dunque, la doppia presenza, nuovo modello di normalità nel corso della vita delle donne adulte, viene focalizzato non solo sulle donne nel pieno della vita produttiva o riproduttiva, ma anche su quelle vicine all'età del pensionamento (50-60 anni): "è proprio in questa coorte di età che si addensano le probabilità che un proprio familiare anziano, in genere un genitore o un suocero, perda, progressivamente, o improvvisamente, l'autosufficienza fisica e/o psichica" (May 1994). Tale carico risulta ulteriormente aggravato anche dai figli ormai adulti che tendono a prolungare la loro permanenza nel nucleo familiare di origine. Emerge tutto il disagio di una donna sempre più investita da due messaggi forti e contrastanti come l'investimento nella professione e l'investimento nella sfera affettiva/familiare.

Le possibilità della donna di offrirsi, inserirsi e permanere all'interno del mercato del lavoro risultano sempre più determinate dall'organizzazione, esistenza e costo di servizi, pubblici e anche privati Non a caso, infatti, per avere una migliore qualità della vita. in senso complessivo, le intervistate con figli chiedono supporti di base strutturali (come asili nido, scuole materne, impianti sportivi, centri ricreativi per ragazzi, servizi di trasporto che conducano i ragazzi a scuola ed anche alle strutture sportive), e servizi più efficienti.

Ma soprattutto emerge un richiesta esplicita di maggior articolazione, flessibilità e personalizzazione delle risposte, rispetto ad esempio ai tempi di entrata e di uscita dei bambini dalle scuole e dagli asili che si desiderebbero articolati su orari diversi. A questo proposito anche altre ricerche hanno sottolineato una situazione di disagio da parte dei cittadini - soprattutto delle donne che lavorano - nei confronti degli orari degli uffici pubblici e dei negozi che si ritengono troppo limitati (Le Nove,1996).


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